DLGS 79/99
il "decreto Bersani" che istituisce i Certificati Verdi-C.V
DIRETTIVA UE 2001/77
definisce la categoria di "biomasse" e le fonti di energia sottoposte ad incentivazione
D.M ATTIVITA' PRODUTTIVE12/03/02
definisce l'elenco dei combustibili da biomasse agro-forestale
DLGS 387/2003
recepisce la direttiva UE 2001/77. Il provvedimento include il CDR tra le "fonti di energia rinnovabile" unitamente agli scarti dell'industria agro-alimentare, del mobile, della carta. La UE nel 2005 apre una procedura di infrazione contro l'Italia
D. M 24/10/2005
include gli olii vegetali tra le biomasse combustibili
DLGS 152/2006
all'allegato 10 della quarta parte elenca i combustibili da biomasse ricalcando il provvedimento di cui sopra con l'aggiunta del black liquor
L. 296/2006
cancella gran parte dell'articolo 17 del dlgs 387/2003. Il CDR scompare dalle fonti di energia rinnovabile da incentivare. Quale "effetto collaterale" di tale cancellazione scompare anche la classificazione dei rifiuti industriali tra le biomasse incentivabili
L.244/2007
istituisce i coefficienti moltiplicativi del valore dei C.V. in relazione alle diverse fonti di energia rinnovabile
D.M 18/12/2008
definisce le modalità di incentivazione di produzione di E.E. da fonti rinnovabili
DIRETTIVA UE 28/2009
abroga la direttiva 2001/77. Essa deve essere recepita dall'Italia entro il 2010
L. 99/ 2009
innalza i coefficienti da 1,1 a 1,3 per la combustione delle biomasse e della quota biodegradabile dei RSU
D.M 24/03/2010
definisce la "filiera corta" per le biomasse incluse nell'elenco dei combustibili, non ammessa invece per i rifiuti seppur biodegradabili
EMENDAMENTO 45.2000Finanziaria luglio 2010
taglia del 30% l'entità dei CV rimandando a successivo provvedimento la riorganizzazione della materia, soprattutto in sede di recepimento della direttiva UE 28/2009 da attuarsi entro il 2010
NOTA DI COMMENTO
Come si può notare la normativa in oggetto appare in continua e contraddittoria evoluzione. Quale effetto di ciò ne risulta un tasso di incertezza molto marcato denunciato più volte dagli stessi operatori del settore e dalle banche.
Fino ad oggi la normativa, che eredita gran parte delle "DISTORSIONI" introdotte con i famigerati cip6 (ora in esaurimento), ha premiato le combustioni dei rifiuti (il 50% degli RSU viene "assimilata" a "quota biodegradabile") e delle biomasse, assorbendo circa il 70% della quota andata agli incentivi. Ciò ha creato anche "distorsioni" relative allo sviluppo pieno di tutte le fonti di energia rinnovabile, come nel caso dell'energia solare è rimasta penalizzata enormemente dal sistema vigente basato sulle combustioni.
Questa "premialità" la si coglie sia con l'aumento progressivo dei "coefficienti" attribuiti a rifiuti e biomasse, passati da 1,1 a 1,3 (1,8 per la filiera corta oppure con la tariffa omnicomprensiva se trattasi di piccoli impianti), sia attraverso iter autorizzativi semplificati. Ciò ha consentito ai proponenti questi impianti di evitare procedure ambientali più rigorose o comunque complesse (VIA, VAS, VIS), a tutto vantaggio di autorizzazioni più veloci (AIA, o DIA in caso di piccoli impianti).
C'è da notare, tuttavia, che per effetto della cancellazione dell'articolo 17 del 387/2003 un impianto che si propone di bruciare biomasse, una volta autorizzato, può bruciare solo i "combustibili da biomasse" inclusi nell'elenco dell'allegato X del DLGS 152/2006: cioè legno cippato non trattato, scarti agro forestali e olii vegetali. NON PUO' "AUTOMATICAMENTE" BRUCIARE RIFIUTI.
Se il gestore lo vuole fare DEVE APRIRE UN NUOVO PROCEDIMENTO AUTORIZZATIVO che prevede obbligatoriamente lo svolgimento di una VIA (se l'impianto tratta a partire da 100 tonnellate/giorno) e che ha come riferimento la legislazione relativa alla gestione dei rifiuti. In questo caso, anche se tale nota non garantisce da procedure "non trasparenti", il progetto deve tener conto della "gerarchia europea di gestione e trattamento dei rifiuti", riconfermata con la direttiva 98/2008 che antepone il recupero di materia al recupero energetico e che obbliga a prendere in considerazione anche le "ALTERNATIVE, che sono tanto più praticabili quando trattasi di rifiuti industriali mediamente più "omogenei" dei rifiuti urbani e quindi in genere più facilmente riciclabili. Questo aspetto deve essere preso in seria considerazione non solo dal proponente ma anche dal "decisore" che nel valutare il progetto deve poter assumere con pari dignità soluzioni alternative e/o soluzioni "zero", qualora l'impatto dell'impianto proposto provochi più svantaggi che vantaggi ambientali.
Alla luce degli stessi provvedimenti più recenti presi in finanziaria (luglio 2010) ci si può attendere comunque UNA RIDISCUSSIONE TOTALE DELLA MATERIA relativa alla definizione dei sistemi e delle entità di incentivazione delle fonti di energia rinnovabile. Anche se nella finanziaria di cui sopra "all'ultimo tuffo" gli incentivi sono stati ripristinati, essi risultano ridimensionati in modo significativo rimandando ad un provvedimento organico in sede di recepimento dell'ultima direttiva 2009/28. Recepimento che inevitabilmente dovrà fare i conti con le pesanti distorsioni del sistema passato che ha premiato le combustioni e le relative e disinvolte speculazioni finanziarie di vari e potenti gruppi industriali tuttaltro che interessati a favorire le energie rinnovabili. CIO', PER FORTUNA, AUMENTA IL QUADRO DI INCERTEZZA ATTORNO ALLA FINORA "ALLEGRA" EROGAZIONE DEI CERTIFICATI VERDI che sta alla base della incontrollata proliferazione di impianti a combustione di biomasse e, al contrario, della scarsa presa da parte di altre fonti più pulite di energia rinnovabile. Quello che è risultato è stato un mercato DROGATO DEI CV rastrellati dalle "solite" oligarchie dell'industria sporca italiana (vedi mappa) che sta giocando un ruolo negativamente aggressivo nei confronti della salute e dell'ambiente.
In generale, quindi, ogni normativa equilibrata dovrebbe PENALIZZARE LE "COMBUSTIONI" A PARTIRE DA QUELLE OPERATE DA IMPIANTI DI GRANDE TAGLIA. AZZERARE I CV ALLA COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE o comunque abbassarne i coefficienti può essere l'antidoto necessario a "bonificare" una situazione "drogata" non più tollerabile, perché grava sull'ambiente, sulla salute pubblica e si fonda SUL PRELIEVO OPERATO DALLA VOCE A3 DELLA BOLLETTA PAGATA DA TUTTI NOI CITTADINI, mediamente più "pesante" del 25% rispetto agli altri paesi europei. Fermare questa "perversione" realizzata con I NOSTRI SOLDI (e grazie alla complicità di un "fronte politico" TRASVERSALE) è UN OBBLIGO che vale anche come anticorpo contro i processi di speculazione, di "dumping" aziendale (valga per tutti il caso della "riconversione a biomasse" degli stabilimenti ex Ferruzzi poi Eridania) e di CORRUZIONE.
