tutto sull'imbroglio della

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MAPPA DEGLI IMPIANTI DI COMBUSTIONE DI BIOMASSE (SOLIDE E/O LIQUIDE) IN ITALIA
( Si considerano solo quelli con potenzialità superiore ad un MWe)

Legenda:
   **  operativo
   *   realizzato o in via di realizzazione
   +   proposto (poi vedere dalle note informative se autorizzato oppure in itinere)


*ENNA - in zona industriale Dittaino. L'impianto, la cui realizzazione è in corso, ha una potenzialità di 20 MWe e brucerà cippato di eucalipto raccolto dal consorzio Biomasse Sicilia che "dovrebbe" garantire la "filiera corta".

+VILLAROSA (CA) - uno dei siti ex Eridania soggetti a "riconversione" per i quali il POWER GROUP ( Gruppo Maccaferri) "rivendica" un impianto a combustione di biomasse.

+LIMBARA (OT). Proposto da SISTEMA AGROENERGETICI e da FORTORE ENERGIA SPA un impianto da 14 MWe che tratterebbe non solo biomasse vergini ma anche CDR.

**PORTOVESME (CA). presso il polo energetico dell'ENEL vengono bruciate biomasse vegetali anche provenienti dalla Catalogna per circa 70.000 tonnellate di trucioli all'anno.

*LAINO (CS). Da anni ENEL tenta di riconvertire una vecchia centrale elettrica posta all'interno del Parco del Pollino (ai confini tra Basilicata e Calabria) in centrale a combustione di biomasse con una potenza di 35 MW. Dal 2005 Comitati ed Associazioni, insieme ad un vasto movimento di cittadini, stanno battendosi contro questa ipotesi che al momento non sembra procedere.

+PANETTIERI (CS). Recentemente BIOENERGIA SPA ha proposto la realizzazione di una centrale a combustione di biomasse solide da 11,5 MW di potenza che tratterebbe circa 130.000 tonnellate/anno di legno cippato. Forte appare l'opposizione che si chiede da dove afferirebbe tutto questo legname visto che in Calabria grandi impianti già bruciano grandissimi quantitativi di legno cippato.

**ROSSANO CALABRO (CS) - il gassificatore GUASCOR, un impianto da 4,2 MWe che brucia 36000 tonnellate anno di sansa esausta.

**CUTRO (KR). Il gruppo Marcegaglia ha realizzato nel 2002 un impianto che brucia 150.000 tonnellate anno di legno cippato per una potenza di 16 MW. L'impianto dal 2003 è stato autorizzato a bruciare anche CDR, che però attualmente non viene conferito per le proteste della popolazione.

**STRONGOLI (KR). Il gruppo BIOMASSE ITALIA con al centro API ha attivato il più grande impianto di combustione di biomasse d'Europa che tratta legno cippato per un totale di 450.000 tonnellate anno! Esso ha una potenza di 40MW che lo pone tra i primi 10 impianti a livello mondiale.

**CROTONE. Anche qui è il gruppo BIOMASSE ITALIA che gestisce un impianto che brucia circa 150.000 tonnellate di cippato all'anno.

**RENDE (CS). Rilevando un impianto della SILVATEAM il GRUPPO ACTELIOS (del Gruppo FALK) ha un impianto che tratta oltre 150.000 tonnellate anno di biomasse forestali e sansa.

+CASARANO (LE). E' stato proposto dal GRUPPO ITALGEST un impianto di combustione di biomasse liquide dalla potenzialità di 25 MW. Forte e motivata è l'opposizione a questo impianto che attualmente è in fase di stallo.

+ALLISTE (LE). Anche in questo comune è stato proposto un impianto per olii vegetali da 10 MW da parte del Gruppo Polaris. Anche sulla base della evidenza di un surplus di proposte del genere in provincia di Lecce (almeno 10 di grande dimensioni) è stata chiesta una moratoria per questa tipologia di impianti.

+MARTIGNANO (LE). Anche in questo caso si prevede un impianto da 10 MW. Cambia il proponente rappresentato in questo caso da ENERGREEN.

+VEGLIE (LE). In questo caso la proposta riguarda un megaimpianto da 50 MW proposto da "OLII SALENTO".

+CAVALLINO (LE). L'impianto proposto da "TG ENERGIE RINNOVABILI" di Ravenna ha una potenzialità di 37 MW e tratterebbe biomasse liquide. Recentemente l'impianto è stato bocciato da provincia e Comuni. Ora si attende il pronunciamento definitivo della regione.

**MONOPOLI (LE). E' operativo da alcuni anni un impianto realizzato e in gestione da parte di ITAL GREEN ENERGY (del Gruppo Marseglia) con la potenza di 10 MWe. Esso brucia olii vegetali ed in parte biomasse solide.

**MASSAFRA (TA). Un impianto del GRUPPO MARCEGAGLIA partito come impianto a biomasse dal 2005 BRUCIA CDR per 94.000 tonnellate anno. Interessante notare che questo impianto ha seguito in parte il percorso dell'impianto di CUTRO in Calabria dove però nonostante autorizzato a bruciare CDR esso non l'ha potuto fare per l'opposizione della popolazione. L'inceneritore di Massafra ha ricevuto migliaia di tonnellate di rifiuti durante la "crisi di Napoli".

*CANOSA (BA). Impianto proposto e realizzato (ma non operativo) dalla potenzialità di 49,5 MW che tratterebbe olii vegetali anche da scarti organici. L'impianto è promosso dalla DITTA SOLVIC che gestisce rifiuti e che nel passato è stata condannata anche per aver trattato rifiuti senza le apposite autorizzazioni.

*MODUGNO (BA). Il Gruppo Marcegaglia ha costruito un impianto da 10 MW che dovrebbe bruciare 90.000 tonnellate anno di biomasse e CDR. L'impianto era stato sequestrato dalla Magistratura per violazione di vincoli paesaggistici e poi è stato recentemente BOCCIATO DALL'ARPA Pugliese. Ora il vasto movimento che si batte contro questo inceneritore a tutti gli effetti si aspetta una bocciatura definitiva da parte della Regione.

+MOLFETTA. Si vuole realizzare da parte del GRUPPO MARSEGLIA un impianto da ben 77 MWe per la combustione di olii vegetali (in primis olio di palma importato).

+TRANI (BAT). Il GRUPPO ENERGREEN ENERGY vuole realizzare una "centrale a biomasse" dalla potenza di oltre 70 MW bruciando olii combustibili (olio di palma, Jatropha, brassica, girasole, soia) per un quantitative previsto di 185 tonnellate/giorno.

+ANDRIA (BAT) . Incredibilmente a cinque chilometri si vuole realizzare un impianto fotocopia.

+BARLETTA (BAT). Qui si vuole realizzare un impianto più piccolo ma comunque non irrilevante per la potenza corrispondente di 7,9 MW.

+SAN FERDINANDO (BA). Viene proposto dalla ditta "ENERGIE VERDI TRINITAPOLI" di Trani un grosso impianto dalla potenza di 56 MWe che dovrebbe bruciare olii combustibili.

*MANFREDONIA. Il GRUPPO MARCEGAGLIA è stato autorizzato a bruciare nel proprio impianto recentemente costruito biomasse e rifiuti. Naturalmente Comitati e Associazioni si oppongono. Lo stesso Paul Connett ha tenuto conferenze a Cerignola (al confine con l'impianto) e a Manfredonia ma il Presidente della Giunta Regionale pugliese ha comunque autorizzato l'impianto.

A "CONSUNTIVO" DI QUESTO LUNGHISSIMO ELENCO DI IMPIANTI DI COMBUSTIONE REALIZZATI E/O PROPOSTI IN PUGLIA VIENE DA CHIEDERCI, SENZA GIRARCI TANTO INTORNO, LE "FABBRICHE" DI NICHI (VENDOLA) SONO "FABBRICHE DI DIOSSINA"? UNA RIFLESSIONE POLITICA A TUTTO TONDO SU QUELLO CHE AVVIENE IN PUGLIA NON PUO' ESSERE RIMOSSA.

**POZZILLI (IS). Qui nel '92 è stato realizzato un impianto da ENERGONUT che avrebbe dovuto bruciare gusci di noccioline. Dal 2008 ha invece cominciato a bruciare CDR per circa 95.000 tonnellate/anno. Recentemente è stato acquisito da VEOLIA ITALIA che ne ha rilevato una quota del 60%. La maggior parte del CDR bruciato proviene da fuori regione.

+MAFALDA (CB). La DAFIN SPA ha realizzato un impianto per la combustione di biomasse da 12 MWe. In seguito alla forte opposizione delle popolazioni il TAR ha bloccato nell'aprile 2010 il progetto.

+CELANO (AQ). Uno dei siti ex Eridania oggetto di un tentativo di "riconversione" a combustione di biomasse da "agricoltura dedicata"(coltivazione di piante oleaginose) da parte della PAWER CROP del gruppo Maccaferri.

*PIGNATARO MAGGIORE (CE). Questa centrale di cui sono iniziati i lavori ma non operativa, avrebbe dovuto trattare oltre 120.000 tonnellate di legno cippato. Nel febbraio 2009 per la vicenda legata all'impianto promosso dalla BIOPOWER di Caserta 23 persone sono finite in carcere. Trattasi di funzionari e politici rispettivamente di Regione e provincia. Il "sospetto" che in realtà l'impianto avrebbe dovuto trattare rifiuti (vista la evidente difficoltà nel reperire localmente la "biomasse") è stato alla base dell'apertura dell'inchiesta della magistratura.

**ACERRA (NA). Nell'ex stabilimento Montefibre è stata realizzata nel 2008 una CENTRALE AD OLIO COMBUSTIBILE (olio di palma proveniente dall'estero) per iniziativa di GREEN ENERGY SOLUTIONS. La potenza dell'impianto è di 74 MWe. Esso è posto proprio accanto al megainceneritore rendendo l'intera zona ad altissimo impatto sanitario ed ambientale.

**GUARCINO (FR). L'impianto realizzato in cartiera dal GRUPPO FINANZIARIO VALENTINI ha una potenza di 20,5 MWe e brucia olio di palma. Esso è partito proprio dal luglio 2010 nonostante una forte contestazione del Comune e dei comitati. Nel 2008 il TAR del Lazio aveva bloccato l'impianto.

+JESI (AN). All'interno dell'area EX ERIDANIA il Gruppo Maccaferri e API stanno da tempo spingendo per un impianto che dovrebbe bruciare circa 30.000 tonnellate di olii vegetali (in realtà olio di palma importato dal terzo mondo) per una potenza di 18 MWe. A seguito delle durissime contestazioni dei comitati e delle associazioni dei cittadini i proponenti sarebbero disponibili a ridurre la potenzialità dell'impianto ridimensionandolo a 5 MWe che comunque, oltre all'impatto ambientale prodotto continua ad essere privo di senso, come tutti gli impianti che trattano olio di palma.

+FERMO CAMPIGLIONE (FM). Anche qui nel polo ex Eridania-Sadam il GRUPPO MACCAFERRI attraverso POWER CROP SPA vuole realizzare un impianto che brucerebbe biomasse liquide e solide dalla potenza di 47 MW. A fronte della forte opposizione della popolazione (anche il professor Paul Connett è stato invitato a tenervi una partecipatissima conferenza) la GIUNTA PROVINCIALE DI FERMO ha recentemente approvato una delibera che mira a bloccare tutti gli impianti a biomasse superiori ad 1 MWe (cioè tutti gli impianti di grande e media taglia). Questo è senz'altro uno strumento amministrativo interessante che può essere utile anche in altri contesti provinciali.

+ORCIANO SCHIEPPE (PU). L'azienda WAFERZOO SRL vuole realizzare un impianto che tratterebbe 120.000 tonnellate di paglia (e di altri vegetali) necessariamente da "colture dedicate" visto l'enorme fabbisogno di un impianto da 23 MWe. La realizzazione di tali colture ha un impatto devastante sul territorio e sulla biodiversità perché impone coltivazioni intensive energivore ed inquinanti (per il massivo ricorso all'uso di pesticidi). Se poi consideriamo che tale impianto (come del resto tutti gli impianti inclusi nel presente elenco) produrrebbe solo energia elettrica DISSIPANDO TUTTO IL CALORE si capisce bene come questa tipologia impiantistica NON RIDUCE L'IMMISSIONE DI CO2 (anzi l'aumenta per effetto delle lavorazioni e dei trasporti) e rappresenta un evidente spreco energetico "compensato" (si fa per dire!) da emissioni inquinanti e pericolose per la salute (polveri e nanopolveri in primis). Questa battaglia che si protrae dal 2004, condotta con forza e lucidità dai COMITATI IN RETE rappresenta a nostro avviso una tra le più significative esperienze di motivato contrasto all'IMBROGLIO DELLA COMBUSTIONE DELLE BIOMASSE.

**TERNI Nell'area industriale Maratta è operativo un inceneritore da 300 tonnellate giorno che brucia rifiuti e biomasse. Il gestore EN.A è collegato all'ACEA DI ROMA.

+CASTIGLION FIORENTINO (AR). Un altro dei siti EX ERIDANIA- SADAM che il Gruppo Maccaferri attraverso la "sua" POWER CROP vuole riconvertire a biomasse. Si tratta di un impianto dalla potenza termica non ancora definita ma comunque compresa tra 23 e 50 MW. Esso dovrebbe trattare olii vegetali provenienti da "colture dedicate"sulla cui "bufala" abbiamo già prima detto. L'opposizione all'impianto da parte di associazioni e comitati è molto significativa ed intensa.

+LIVORNO. In zona portuale sono previsti BEN DUE IMPIANTI che tratterebbero olii vegetali importati dal terzo mondo. A preoccupare di più è senz'altro il primo progetto promosso dalla PORTO ENERGIA (composta per l'85% dalla compagnia portuali) che prevede la combustione di 103.000 tonnellate anno di olio (si parla di Jatropha e/o di olio di palma ma si "allude" anche a rifiuti speciali) il cui iter autorizzativo è assai avanzato (si prevede di realizzare l'impianto entro il 2012). I Comitati e la locale sezione di Medicina Democratica stanno mobilitandosi per bloccare l'impianto che produrrebbe altissime "dosi" di polveri (e nanopolveri) in un'area RITENUTA LA SECONDA PIU' INQUINATA (dopo Taranto) D'ITALIA. Tuttavia sull'area insiste anche un altro progetto che vede una partnership tra PORTO ENERGIA e la FEDER PETROLI GREEN ROAD presso la ex Carbonchimica. Tale progetto risulta in stasi forse in attesa delle successive mosse relative al progetto di cui prima.

+PISA. Presso la TESECO in area Ospedaletto dove si trova l'inceneritore di Pisa l'azienda vuole realizzare un impianto di combustione di biomasse da 2,5 Mwe. Pur non essendo un impianto di grande taglia (comunque non certo di taglia trascurabile) a preoccupare è il fatto di una azienda proponente come TESECO che tratta rifiuti pericolosi che già alla fine degli anni '90 aveva cercato di realizzare nello stabilimento un inceneneritore per rifiuti speciali e pericolosi.

+BAGNI DI LUCCA (LU). In località FORNOLI l'ALCE (facente parte del gruppo SILVATEAM molto attivo sul fronte della combustione delle biomasse) vuole realizzare un impianto di combustione di biomasse solide derivanti dalla estrazione del tannino dal legno di castagno e da altre biomasse (incluse le sanse esauste) per un totale di 150.000 tonnellate anno di "cippato" a basso potere calorifico. Il progetto "gemello" di uno analogo bocciato dalla Provincia di ASTI nel 2009 ha ricevuto invece il placet della provincia di Lucca. I Comitati e le Associazioni, però, non si sono dati per vinti ed hanno impugnato gli atti approvati.

+GALLICANO (LU). In questo comune della Valle del Serchio si è autorizzato un impianto da 1 MWe (circa) che però dovrebbe trattare 15000-18000 tonnellate anno di legno cippato. Ma a preoccupare ulteriormente è la contiguità con un impianto che produce CDR in "bricchette"a cui, con modifiche tecniche possibili, potrebbe divenire funzionale. Altra preoccupazione è relativa al moltiplicarsi di impianti a biomasse nell'intera valle (se ne contano BEN 16) a fronte di un'"OFFERTA" di cippato ben inferiore dalla domanda complessiva. Il pericolo che gli impianti di taglia maggiore (come l'impianto ALCE) finiscano per trattare rifiuti è purtroppo reale.

**SCARLINO (GR). Qui alla fine degli anni '90 venne realizzato il cosiddetto (eufemismo) COOGENERATORE DI SCARLINO (in località Casone) che iniziò a bruciare CDR e pulper di cartiera. In seguito alla lotta della popolazione la magistratura vietò all'impianto di bruciare rifiuti e fu costretto a bruciare biomasse per circa 137.000 tonnellate tra legno da filiera corta, olio vegetale, gusci di noccioline. Proprio recentemente la Provincia di Grosseto l'ha reinserito nel piano provinciale rifiuti autorizzandolo a bruciare rifiuti. Tuttavia la "partita" non appare chiusa perché Comitati ed associazioni a dispetto degli atti approvati stanno opponendo una forte resistenza anche con forme eclatanti. Il consiglio comunale del limitrofo comune di Follonica ha addirittura approvato all'unanimità UNA DELIBERA DI ADESIONE ALLA VERTENZA CONTRO I CIP 6 quale denuncia contro la truffa dei sussidi all'incenerimento dei rifiuti e delle biomasse.

*MASSA FINALESE (MO). Il sito occupato da ITALIA ZUCCHERI è stato riconvertito nel 2009 in impianto a combustione di sorgo da fibra che dovrebbe essere prodotto da filiera corta. L'impianto con una potenza di 12,5 MW oltre che da Italia Zuccheri è gestito da provincia e comune ed è sottoposto ad una sorta di sperimentazione per verificare la produttività agricola dell'operazione di cui ad oggi non risultano vantaggi economici diretti se non dalle "facili entrate" dei "certificati verdi".

**BANDO D'ARGENTA (FE). Il grande impianto tratta oltre 250.000 tonnellate di biomasse provenienti da colture dedicate, scarti agroforestali e legno cippato. La sua potenza da circa 20MWe qualifica questo impianto come primo del genere nel centro nord. Nel recente passato è stato al centro di denunce e sequestri per aver trattato rifiuti senza autorizzazione.

**FAENZA (RA). Qui dal 1983 opera una centrale a biomasse che DI FATTO E' UN INCENERITORE che tratta oltre 39.000 tonnellate tra scarti di vinacce, legno cippato, sovvalli e CDR. Essa ha una potenza elettrica di 3,2 MWe. E' in corso un progetto per portare l'impianto a trattare 120.000 tonnellate tra rifiuti e biomasse.

+RUSSI (RA). Anche questo è uno dei siti ex Eridania soggetti alla riconversione a combustione di biomasse da parte del gruppo MACCAFERRI ATTRAVERSO LA POWER CROP. Esso, al centro di una lunghissima battaglia condotta tra gli altri dalla Associazione il CLAN- DESTINO, dovrebbe trattare 288.000 tonnellate di biomasse da colture dedicate e da legname. Apprendiamo che non distante dalla zona a Montalceci è stato proposto un ulteriore impianto di gassificazione di piccola taglia (1MWe) che tratterebbe 10.000 tonnellate anno di biomasse che dimostra ancora una volta UNA PROLIFERAZIONE DI QUESTI IMPIANTI ASSOLUTAMENTE FUORI CONTROLLO.

+BORSEA (RO). Qui viene proposto un grande impianto per la combustione di olii vegetali da 31 MW di potenza che tratterebbe 50.000 tonnellate di olio verosimilmente di palma.

+CALTO (RO). Proposto un altro impianto da 13 MW per bruciare legno cippato. Altri minori vengono proposti anche a CANARO, BAGNOLO DI PO e a VILLANOVA DEL GHEBBIO.

+VENEZIA (sulla terraferma). L'azienda GRANDI MOLINI propone un impianto ad olio di palma da 27MW. Sempre sulla terraferma di Venezia la ditta BUNGE propone un altro impianto che brucerebbe residui di soia.

+LUGUGNANA (VE). SIGECO è stata autorizzata a realizzare un impianto a combustione di legno e scarti agricoli dalla potenza di 6 MWe.

+PORTOGRUARO (VE) La CEREAL DOCK che da 25 anni lavora semi di soia, grano e cereali in genere ha avuto l'autorizzazione (contro il parere del comune che oppone ricorsi al TAR) per un impianto a olii vegetali da 7,6 MW.

+VILLANOVA (VE). Ancora, estremamente prossima agli altri due impianti di cui sopra la ZIGNAGO POWER è stata autorizzata ad un impianto da 13,2 MW. Su tutti questi impianti seppure autorizzati pende l'opposizione delle popolazioni e del Comune che denuncia il proliferare incontrollato di tali impianti in assenza di un piano energetico regionale.

+GAZZO VERONESE (VR). Proposta di un impianto di combustione di paglia e stocchi di mais da 70.000 tonnellate anno per 10 MWe.

+CAMISANO VICENTINO (VI). Proposto impianto da 5MW che brucerebbe 10.000 tonnellate anno di olii vegetali.

+BORSO DEL GRAPPA (TV). Proposto impianto da 13 MW per la combustione di olio di palma. Nel luglio 2010 la Provincia di Treviso ha inibito l'apertura di questo impianto osteggiato anche dal comune.

**CASTELLAVAZZA (BL). Dal 1999 l'impianto CED con la potenza di 5,5 MWe brucia 60000 tonnellate anno tra legno trattato e legno vergine.

**OSPITALE DI CADORE (BL). Dal 1999 è operativo l'impianto SICET dalla potenza di bel 20 MWe che tratta 220.000 tonnellate anno di legno classificato come rifiuto speciale.

**MANZANO (UD). E' operativo un inceneritore da 2,5 MWe che brucia 21000 tonnellate tra legno trattato, CDR e plastiche da RD.

+UDINE (presso Azienda sanitaria). Viene prevista un impianto da 9,7 MWe alimentato per due terzi con olii vegetali.

*PONTEBBA (UD) ALPE ADRIA TRADE vuole realizzare un impianto che brucerebbe 150.000 tonnellate anno di legno cippato. L'azienda dal 2009 ha ricevuto l'AIA ma la costruzione dell'impianto non è ancora iniziata anche per la forte opposizione dei cittadini e delle Associazioni (Legambiente del FVG ha prodotto importanti ed utili documenti di critica all'intera "partita regionale" delle biomasse con una proliferazione di proposte di impianti pubblici e privati).

+SEDEGLIANO (UD). Viene proposto un impianto di combustione di 100.000 tonnellate anno di legno cippato.

+FAGAGNA (UD) GE.RI ENERGIA propone un impianto da 4 MWe (ridotto poi a 1 MWe) per bruciare olio di colza.

*SPILIMBERGO (UD). SPILIMBERGO BIOENERGIE ha iniziato i lavori per un impianto di combustione di legno cippato da 6MWe.

+MAGNANO IN RIVIERA (UD). IPEM ha presentato un progetto da 1,2 MWe per bruciare 15000 tonnellate di biomasse non ancora specificate.

+LENORIACCO (UD) ECOLOMB Società cooperativa Agricola propone un impianto da 1,4 MWe per bruciare legno cippato.

*GORIZIA. La multinazionale finlandese WARTSILA sta costruendo un impianto da 34 MWe alimentato ad olio di palma.

*STARANZANO (GO). B.O POWER ha iniziato i lavori per la costruzione di una grande centrale da 55 MWe che brucerà olio di palma di importazione dall'Indonesia, Malesia, Papua Nuova Guinea. Consumerà 137.000 tonnellate anno di olio vegetale corrispondenti alla coltivazione di 82.000 ha di piantagione. Per alimentare le due centrali ad olii vegetali di STARANZANO E DI GORIZIA occorrerebbero ben 280.000 ha di coltivazioni (considerando la necessità della rotazione). Il doppio della estensione della provincia di Gorizia e i due terzi dell'intero terreno coltivabile del FVG. ALLA FACCIA DELLA SOSTENIBITA' DI QUESTI IMPIANTI!

**CORNIGLIANO (GE). Le fonderie RIVA dal 2004 utilizzano olio di palma in sostituzione dei combustibili fossili. Ricordiamo per chi non lo sapesse che in seguito a questa cresciuta domanda di olio di palma oggetto delle incentivazioni a favore delle energie rinnovabili TALE OLIO VEGETALE RAPPRESENTA LA SECONDA VOCE DI IMPORTAZIONE DI BENI AGRICOLI PER L'ITALIA (dopo il grano e prima delle patate). Questa la dice lunga sull'impatto ambientale che questao sfruttamento incontrollato induce nei confronti del patrimonio naturale rappresentato dalle foreste primarie. Alla faccia della sostenibilità ambientale millantata nell'uso di questo combustibile dobbiamo constatare che dagli anni '90 l'Indonesia (uno dei principali paesi esportatori di olio di palma) ha raso 28 milioni di foresta pluviale per far posto ai palmeti. Se continua cosi' si calcola che in 15 anni oltre il 95% delle foreste di questo paese, custodi preziose di biodiversità, verrà distrutto. Questi dati impressionanti bastano a far capire quanta ipocrisia e "COLONIALISMO DI RITORNO" ci siano dietro la falsa affermazione di "sostenibilità ambientale" attribuita spesso alla combustione dell'olio di palma in primis.

+CAIRO MONTENOTTE (SV). La proposta per un impianto da 110.000 tonnellate anno di legname per una potenza elettrica di 12,5 MW ed una termica di 49 MW è stata dal 2007 approvata dal Comune. Tuttavia per la opposizione delle popolazioni che attraverso comitati ed associazioni hanno organizzato numerosi incontri, convegni ed assemblee, ad oggi i lavori di costruzione non sono ancora partiti.

**TERZIUOLO (CN). Qui esiste dal 2002 un impianto EDISON da 5,5 MWe che brucia fanghi da deinchiostrazione della cartiera Burgo e cippato da 95000 tonnellate anno.

**AIRASCA (TO). Impianto da 14,4 MWe che brucia 360 T/giorno di legno cippato, cortecce e paillets.

**CROVA (VC). Impianto IDROBLINS da 6,7 MWe che brucia 64000 tonnellate anno di lolla di riso miscelata con un 20% di legno cippato.

**LOMELLO (PV). Esiste dal 1992 l'impianto CURTI SRL da 6,7 MWe che brucia 42000 tonnellate anno di lolla di riso e cippato.

**LOMELLINA (PV). Dal 2000 esiste l'impianto CURTI SRL da 5 MWe che brucia 42000 tonnellate anno di lolla di riso e legno cippato.

**PAVIA. Per completare il quadro degli inceneritori (perché trattano rifiuti agroalimentari) a servizio del comparto produttivo del riso l'impianto SCOTTI ENERGIA che è operativo dal 2003 che brucia 80.000 tonnellate anno di biomasse costituite da lolla di riso (24000 t.) e 56000 tonnellate di cippato.

**CASTIRAGA VIDARDO (LO). Dal 2002 l'impianto COMEF da 3,6 MWe brucia 40000 tonnellate anno di biomasse costituite da cippato, legno da raccolte differenziate e scarto di pulper di cartiera.

COMMENTO
Questo elenco purtroppo non è da considerarsi esaustivo di tutti gli impianti proposti in Italia e forse, in alcuni casi, aggiornabile (ci scusiamo per eventuali informazioni errate).
INFATTI ASSISTIAMO AD UNA INCONTROLLATA PROLIFERAZIONE DI PROPOSTE.
In molte aree provinciali esse superano la decina (senza considerare le proposte di impianti di "piccola taglia" il cui numero complessivo è praticamente fuori controllo) in un contesto generale di mancanza più elementare di programmazione. Questo quadro DRAMMATICO è il prodotto del sistema di incentivazione della combustione delle biomasse che include l' incenerimento dei rifiuti.

IN BASE AGLI INCENTIVI RAPPRESENTATI DAI CERTIFICATI VERDI SI E' VENUTA COSI' FORMANDO UNA SORTA DI "BOLLA FINANZIARIA INQUINANTE" CHE STA SPINGENDO A DISMISURA QUESTI IMPIANTI A TUTTO DISCAPITO DELLO SVILUPPO DELLE FONTI DAVVERO PULITE DI ENERGIA RINNOVABILE, DISTORCENDONE IL MERCATO. I dati, aggiornati al 2008 parlano chiaro: IL TRATTAMENTO DI BIOMASSE ECONOMICAMENTE INCENTIVATO RIGUARDAVA PER IL 70% LA COMBUSTIONE DI BIOMASSE E RIFIUTI. Il resto, trattamenti di biogas e digestione anaerobica. Negli ultimi due anni la situazione si è ulteriormente sbilanciata A FAVORE DI IMPIANTI DI COMBUSTIONE DI GRANDE TAGLIA che non operano nemmeno recupero di calore (Vedi la denuncia stessa dell'Associazione di categoria FIPER). E QUESTA SPINTA FORSENNATA ALLA SPECULAZIONE E' SPINTA DA GRANDI GRUPPI INDUSTRIALI CHE SI SONO GETTATI ALL'INTERNO DI QUESTO "MERCATO ASSISTITO" COME MOSCHE SUL MIELE. DOVE, NELLA METAFORA, IL MIELE E' RAPPRESENTATO DALLE BOLLETTE ELETTRICHE PAGATE DA NOI CITTADINI E SPECIFICAMENTE ATTRAVERSO LA VOCE A3.

Anche dall'elenco di cui sopra si ricava nettamente la conferma che la combustione delle biomasse, nonostante sia la stessa UE a porla tra le "attività sostenibili", NON HA NIENTE A CHE FARE CON LA CATEGORIA DELLA SOSTENIBILITA', SOPRATTUTTO QUANDO SI FA RIFERIMENTO AD IMPIANTI DI GRANDE TAGLIA CHE PER DI PIU' NON RECUPERANO IL CALORE PRODOTTO. Lo scandalo dell' importazione di olio di palma che contribuisce alla DEFORESTAZIONE DEL PIANETA E' SOLO IL PIU' ECLATANTE MA NON L'UNICO. Anche quando strumentalmente i progetti fanno riferimento al ricorso a "COLTURE DEDICATE" di "filiera corta" ci si rende conto DELL'IMBROGLIO SOLO CONSIDERANDO ALCUNI ASPETTI. Non basterebbe tutta l'ITALIA per alimentare il crescente numero di impianti che dichiarano questo scopo [1]. E se questo scopo fosse raggiunto NON CI SAREBBERO QUASI PIU' AREE PER UNA AGRICOLTURA A FINI ALIMENTARI (ADDIO PRODOTTI DI QUALITA'!). A fronte di queste coltivazioni intensive (girasoli, colza, soia e piante oleaginose in genere), grandi quantità di pesticidi ed energia dovrebbero essere consumati mettendo in pericolo ambiente e biodiversità. Lo stesso bilancio relativo al preteso risparmio di CO2 va riconsiderato attraverso calcoli più rigorosi in grado di tener conto di tutto il ciclo di attività connesse alla produzione di questa filiera. Vedi la lettera di 80 scienziati inviata in agosto 2010 al Congresso USA (www.salvaleforeste.it). E questo non si riferisce solo alle BIOMASSE LIQUIDE (e alle "biomasse erbacee"). Esso vale anche per LE BIOMASSE SOLIDE. Sia ben chiaro, la nostra denuncia non riguarda "prioritariamente " i "piccoli impianti" che trattano scarti della pulizia dei boschi e limitate quantità di legno cippato per produrre calore ed energia elettrica, tanto più se in contesti montani in grado di utilizzare il calore quasi tutto l'anno (magari a fronte di un bilancio emissivo complessivo). Non a caso nell'elenco non abbiamo considerato gli impianti inferiori ad una potenza di 1 MWe (anche se questa "soglia" è da valutare, comunque, caso per caso e con prudenza: spesso anche questi impianti, oltre ad essere proposti in gran numero e frequentemente senza alcuna trasparenza, possono rappresentare un "carico ambientale aggiuntivo" inquinante). QUESTO NON VUOL DIRE PERO' RINUNCIARE AD UNA LOGICA ECOLOGICA SECONDO CUI, IN EPOCA DI DESERTIFICAZIONE CHE INTERESSA GRAN PARTE DEL BACINO DEL MEDITERRANEO E DEL NOSTRO PAESE (PUGLIA, SICILIA, SARDEGNA MA ANCHE LA STESSA PIANURA PADANA HA PERSO GRAN PARTE DELLA SUA FERTILITA') LA PRIORITA' NEL RECUPERO DELLA BIOMASSA DEVE ESSERE ORIENTATA AL COMPOSTAGGIO E AL RECUPERO DI MATERIA (esso, oltre a produrre concime in alternativa ai pesticidi fissa al terreno il carbonio evitando che questo venga rilasciato in atmosfera in forma di CO2).
E' quindi da ritenersi non certo "saggio" ed ecologicamente vantaggioso BRUCIARE BIOMASSE in un'epoca in cui si deve tendere oltre che a PERSEGUIRE LA STRATEGIA RIFIUTI ZERO ANCHE QUELLA DI EMISSIONI ZERO... e non solo di CO2. Dicevamo: la contrapposizione SENZA SE E SENZA MA E' INVECE CONTRO ANCHE GLI IMPIANTI DI GRANDE TAGLIA CHE BRUCIANO BIOMASSE SOLIDE. Per vari motivi.
Primo, perché quasi sempre recuperano (e non oltre il 20% e dintorni) solo energia elettrica (per "cuccare" i "generosi" certificati verdi...) sprecando il calore la cui produzione incide negativamente su possibili fenomeni microclimatici; secondo, perché già abbiamo detto DELLE ALTERNATIVE: tutti gli scarti agroindustriali possono o essere compostati e/o sottoposti a digestione anaerobica per "estrarre" energia pulita e produrre anche humus prezioso. Le stesse componenti cellulosiche costituite da ramaglie derivanti dalla pulizie dei boschi e il legno cippato costituiscono utilissimo materiale "strutturante" per i processi di compostaggio e per la realizzazione di biofiltri. Possono, inoltre, in quota minore se aggiunti a scarti organici, dar vita a processi di digestione anaerobica. Ma il legno dovrebbe essere utilizzato per produrre materiali da opera favorendo la bioedilizia anche attraverso la produzione di pannelli truciolati. Inoltre, ormai, si va estendendo la "frontiera" dei "nuovi materiali" prodotti da mix di fibre cellulosiche e di plastiche eterogenee provenienti da raccolte differenziate al fine di produrre "profilati" per realizzare arredi e manufatti. Al contrario assistiamo, allorquando vengono avanzati i progetti di combustione del "legno cippato", a dichiarazioni "fumose" circa la provenienza del legno il cui fabbisogno RISULTA SEMPRE SPROPORZIONATO RISPETTO ALLA EFFETTIVA OFFERTA TERRITORIALE. Evidente è in questo senso il caso della CALABRIA dove per bruciare tutto il legno richiesto dagli impianti attivi e in via di realizzazione occorrerebbe tutto il patrimonio agroforestale dell'Italia meridionale tra l'altro particolarmente prezioso per la "TENUTA" idrogeologica di cui il nostro Paese ha tanto bisogno.
Inoltre, un altro PERICOLO si collega alla realizzazione di questi grandi impianti che partono a "biomasse solide" (ma questo pericolo insiste anche nel caso di impianti a biomasse liquide): LA LORO GRADUALE TRASFORMAZIONE IN IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI. Non a caso nell'elenco vi sono numerosi impianti partiti a biomasse che ora TRATTANO RIFIUTI ED ANCHE CDR. Non solo il caso del "comparto del riso" (in Piemonte e Lombardia) e/o del mobile (Belluno) ma anche quelli DEGLI INCENERITORI MARCEGAGLIA NATI COME IMPIANTI A BIOMASSE ED AUTORIZZATI ( MASSAFRA, CUTRO, MANFREDONIA) A BRUCIARE RIFIUTI. Sono valutazioni economiche a spingere in questa direzione. All'inizio si tende a puntare sugli incentivi dei certificati verdi poi si vuole andar oltre INCAMERANDO LE ENTRATE DERIVANTI DAL CONFERIMENTO DEI RIFIUTI. Anzi, il Gruppo Marcegaglia, senza grande ipocrisia, è stato protagonista di una valutazione economica chiara secondo cui i soli proventi derivanti dai certificati verdi possono non BASTARE (E CERTAMENTE LA QUESTIONE SI PONE DOPO LA SCADENZA DEI 15 ANNI DI INCENTIVAZIONE) visto che l'acquisto del legno cippato (ma analoga questione si pone anche nel caso di acquisto delle "colture dedicate") presenta costi non irrilevanti cosi' come i costi di gestione (personale, manutenzione, smaltimenti, combustibili ausiliari, ammortamenti dei prestiti bancari ecc). ALLORA L'IMPERATIVO DIVENTA QUELLO DI "PROMUOVERSI"SUL MERCATO COME SMALTITORI DI RIFIUTI GARANTENDOSI SIGNIFICATIVI PREZZI DI CONFERIMENTO PER I RIFIUTI URBANI E/O SPECIALI TRATTATI. Abbiamo visto in altra documentazione che la normativa non consente al momento di rendere automaticamente valida la acquisita autorizzazione di bruciare "biomasse"anche per bruciare "biomasse da rifiuti industriali ed urbani"per la quale occorre sottoporsi a nuovo iter autorizzativo comunque sempre possibile (tanto l'impianto ormai c'è…). Tuttavia forzando le cosi' dette "procedure semplificate" (ex articoli 31 e 33 del decreto Ronchi), magari "contentandosi" di bruciare piccoli quantitativi di rifiuti per aggirare la VIA sono sempre possibili "colpi di scena"...specialmente quando in gioco ci sono MILIONI!

CONCLUSIONI: OCCORRE UNA "MORATORIA" SU QUESTA DEREGULATION (includente anche gli impianti da taglia minore), che si impone anche alla luce di nuove modalità di riconoscimento degli incentivi previsti dal recepimento della nuova direttiva europea 28/2008. Questo anche per evitare il perdurare di truffe come quelle dei CIP6 che hanno prodotto una "distorsione" anche del mercato e della "pari dignità" di tutte le "fonti di energia rinnovabile. OCCORRONO POI PIANI ENERGETICI REGIONALI E PROVINCIALI COGENTI comprendenti PUBBLICI CRITERI NELLE EVENTUALE AUTORIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI (consentire solo quelli inferiori al MWe che trattano da "filiera corta"?) APRENDO UNA GRANDE CONSULTAZIONE POPOLARE SUI TERRITORI, VISTO CHE IN GIOCO CI SONO "BENI COMUNI" COME LA SALUTE E L'AMBIENTE.

a cura di Rossano Ercolini - Ambiente e Futuro

La presente "mappa" è stata realizzata anche grazie al contatto diretto con attivisti, comitati ed associazioni.
Per segnalare impianti superiori ad un MWe eventualmente non citati inviare mail a
indirizzo mail, in formato immagine anti-spam


[1] Produttività per Ha
Girasole0,8t/ha
Soia0,375/ha
Colza1t/ha
Olio di palma t/ha

[2] Terreno agricolo necessario (in ettari) per alimentare una centrale da 55 MWe a olii combustibili da "colture dedicate" (filiera corta):
occorrerebbero 90.000 ha (una superficie coltivata "in modo dedicato" non riscontrata al 2006 nell'intera Regione Veneto). In realtà la superficie in questione va raddoppiata tenendo conto della necessità di rotazione delle colture.
" Per raggiungere le dimensioni di scala minime che giustifichino l'investimento...si ritiene indispensabile il ricorso ad olio vegetale di importazione" (dallo studio della Camera di Commercio di Padova del 2007 da cui sono tratti i dati di cui sopra).

[3] Dati relativi alla fattibilità economica di una centrale ad olio di palma:
Taglia7,64 MWe
Ore funzionamento7650 ore/anno
Produzione di Energia Elettrica 58448/KWh/anno
Quantità combustibile/anno12.645 tonnellate
Prezzo combustibileEuro450/t* (l'olio di palma costa adesso circa 530 Euro/t)
Costo impianto10.335.000 euro
Durata in vita impianto12 anni * (le ultime normative prevedono 15 anni)
Costi amministrazione/manutenzione1.138. 283 Euro/anno
Costo medio capitale7%
Costo cessione EE Euro 190 MW* (nel 2010 i CV ammontano a 88,89)
Tasso interno di rendimento 18,43%